Con grande piacere, oggi condivido un’esperienza davvero speciale. Sono stato ospite di Daniele Borghi nel suo podcast “Il Tiraline”.
Nell’episodio 134, una maratona di quasi due ore , io e Daniele abbiamo fatto un “Zoom 1 a 1” decisamente approfondito. Come forse sapete, Daniele mi ha presentato come “web designer, grande esperto di workstation e dei sistemi di Windows”. Sebbene io ritenga di “centrare come il cavolo a merenda” in un podcast dedicato al CAD, la discussione che ne è nata è stata una immersione profonda nel mondo dell’hardware.
Abbiamo smontato miti, analizzato configurazioni e discusso del futuro delle macchine che usiamo ogni giorno per la produttività. Il tema centrale? La workstation perfetta.
Se vi siete persi la diretta o l’ascolto, questo articolo riassume i punti salienti e, spero, vi convincerà a recuperare l’intera puntata.
Demistificare la Workstation: Non è un PC da Gaming
Una delle prime domande di Daniele è stata quella fondamentale: che differenza c’è oggi tra una workstation per il CAD e una macchina da gaming?.
La mia risposta è netta: l’era della “macchina polivalente” è un concetto superato, forse un retaggio di un’informatica passata. Oggi la tecnologia si è ramificata a tal punto che la specializzazione è tutto. Pensare che un ottimo PC da gaming sia automaticamente un’ottima workstation è l’errore più comune (e costoso) che si possa fare.
Per illustrare questo punto, ho portato un caso studio reale: un ragazzo che mi ha contattato dopo aver speso 5.500€ in una macchina da gaming (con Intel i9 14900KF e una 4090) assemblata da un negozio. Il risultato? Crash continui, Windows instabile, un disastro.
Il problema? La scelta hardware. La serie 14 di Intel è stata, a mio avviso, “una delle peggiori serie di Intel a mani basse”. Processori che “sfiammano” 350 watt sulla scheda madre, andando costantemente in throttling termico (cioè tagliano le frequenze per non fondere). Dopo aver diagnosticato la macchina (e aver dovuto sostituire la CPU), la soluzione è stata “castrare” il processore da BIOS, bloccando il suo consumo massimo a 150 watt. Solo così la macchina è diventata stabile.
Questo ci porta alla prima grande verità sulla workstation moderna.
La Scelta Strategica: Perché AMD oggi domina su Intel
La mia posizione, che ho espresso senza mezzi termini, è che al momento (e a meno di futuri miracoli) boccerei Intel su tutta la linea per qualsiasi utilizzo professionale o gaming di fascia alta.
Per la produttività, per il CAD e per il gaming, AMD offre attualmente la migliore soluzione sul mercato.
Daniele stesso ha confermato di aver notato performance superiori con accoppiate AMD (CPU Ryzen e GPU Radeon) su software “rognosi” come SolidWorks. E non è un caso.
C’è una ragione tecnica precisa che ho spiegato: la sinergia hardware di AMD. Tecnologie come la 3D V-Cache e il “Resizable BAR” (che su AMD ha un’implementazione proprietaria più efficace) permettono uno scambio di dati quasi diretto tra la cache del processore e il bus della scheda grafica. In pratica, si saltano passaggi, si riduce la latenza e si ottengono performance “a gratis” che la controparte Intel semplicemente non offre.
Quando si costruisce una workstation, non si comprano solo i pezzi, ma un ecosistema che deve funzionare in armonia.
Il Diktat Enterprise: Xeon, RAM ECC e la Pigrizia IT
Abbiamo poi toccato un nervo scoperto per molti tecnici: il “diktat” delle macchine enterprise. Perché i rivenditori di software CAD spingono sempre per costose workstation con processori Intel Xeon e RAM ECC (con controllo d’errore)?.
Daniele ha ammesso che, nella sua esperienza, queste macchine sono effettivamente più stabili. E ha ragione. Ma sono davvero necessarie?
Qui ho fatto una distinzione cruciale. Io stesso utilizzo un server con Xeon e RAM ECC. Ma lo uso per storage dati, con un file system ZFS, dove il mio obiettivo è “l’immutabilità del dato”. Per quel compito, è la scelta giusta.
Ma per la macchina di progettazione? Spesso, questa scelta non è guidata dalla reale necessità, ma da una mentalità IT ancorata al passato. È un paradigma simile a chi gestisce ancora le banche con il COBOL o le aziende con l’AS/400. Si fa così perché si è sempre fatto così. È una mentalità che, come ho detto, è diventata “pigrizia”.
Il Futuro della Workstation: On-Premise è la vera rivoluzione, non il Cloud
Questo ci ha portati a una discussione sul futuro. Con portatili che arrivano a costare 9.000€ (come il Lenovo P16 citato da Daniele), ha ancora senso una workstation fisica sulla scrivania?
La risposta di molti è “il Cloud”. La mia risposta è: assolutamente no.
Durante la puntata ho definito il cloud una “farsa” e una “cacata pazzesca”. Le big tech ci hanno attirati con l’effetto “lock-in”, facendoci licenziare i nostri tecnici IT per affidarci a loro. Ora, il mondo si sta rendendo conto che quando AWS va giù, la tua azienda chiude. Molte aziende stanno disperatamente cercando di tornare “on-premise”, ma non trovano più i tecnici per farlo.
Il vero futuro, secondo me, è un ritorno al modello “mainframe”.
Immaginate questo: non più una costosa workstation per ogni dipendente. Al contrario, un’unica, potente macchina server in un rack aziendale (da 10, 15 o 20.000€). Sulla scrivania, il dipendente ha solo un thin client, o persino solo uno schermo.
Tutta la potenza di calcolo è centralizzata. L’IT gestisce macchine virtuali. Windows crasha durante un rendering? L’IT ti sposta su una macchina di backup in 30 secondi, senza che tu te ne accorga. La sicurezza è massima (niente porte USB per trafugare dati) e i costi, nel lungo termine, vengono abbattuti. Questa è l’ottimizzazione.
E Windows? Il Caos che (per fortuna) possiamo ottimizzare
Ovviamente, non potevamo non parlare del sistema operativo. Una workstation perfetta con un OS pessimo è inutile. E Windows 11, purtroppo, è un disastro.
Ho spiegato perché: dentro Windows 11 pulsano tre anime che “fanno a cazzotti” : il core legacy Win32, il layer UWP e il nuovo layer Acrylic (WP3, Windows Platform V3). Aggiungete che il 30% del codice è sviluppato da Copilot (un’AI che ritengo “la più stupida” del lotto) e che lo sviluppo è demandato a team di junior che vengono licenziati dopo un anno.
Il risultato è un sistema instabile e gonfio. È proprio per combattere questo caos che nascono strumenti come il mio Toolkit di ottimizzazione, che abbiamo brevemente menzionato.
🎧 Ascolta l’episodio completo
Quelli che hai letto sono solo alcuni degli spunti emersi in quasi due ore di chiacchierata.
Abbiamo parlato anche delle mie “origin story” a suon di aneddoti, del perché sono un “Mac user tradito” e della mia passione per WordPress.
È stata una discussione senza filtri, tecnica ma spero accessibile, che ha toccato il cuore di ciò che significa costruire e capire la propria workstation nel 2025.
Ringrazio ancora Daniele Borghi per l’ospitalità.
Per ascoltare (o guardare) la puntata completa e scoprire tutti i dettagli, vi lascio il link qui: