Max Payne

MagnetarMan's Glitch - Web Design & Tech Trends
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Max Payne
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📖 Descrizione 📖

Nuova puntata extra basata sui Videogame. Questa volta decido di rievocare ricordi del me di 9 anni per cercare di recensire questo capolavoro del genere action in terza persona e di come abbia letteralmente cambiato la mia vita, facendomi diventare un giocatore seriale.


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📜 Trascrizione della Puntata 📜

Dopo due settimane di tempo, quattro take falliti. Questa puntata è alla sua quinta registrazione. Tutto questo dopo essermi crogiolato nei vostri ringraziamenti per la puntata level up, in cui affermavo che la qualità sarebbe rimasta quella e anzi sarebbe migliorata, stavo per inserire e rilasciarlo con il titolo che avrebbe dovuto, solo che all’interno del file audio, invece di eserci questa puntata, ci sarebbe stata una lezione di russo per Neofiti. Da questa brevissima e bellissima introduzione, avrete capito il mio grado di esaurimento, per cui ciancio alle bande, e iniziamo con lo speciale di questa settimana. Colpi d’arma da fuoco sul tetto del palazzo, è in corso l’assalto a Desir Plaza, ripeto, assalto in corso. Ripeto, assalto in corso. 1185, C3, servono le infanzie, servono subito altre unità. Agente in pericolo, agente in pericolo! 10-5, fermate 10-5, tutte le unità, tutte le unità di vergenza, agente in pericolo, esit-las, esit-las, esit-las, esit-las! Erano tutti morti, l’ultimo colpo fu come il punto esclamativo a chiusura di tutto quello che era successo. Allentai la presa sul grilletto, era tutto finito. Lo stacchetto utilizzato non è la sigla degli speciali ed è relativa a una primissima parte del videogioco da cui ho preso il titolo di questa puntata. Volevo iniziarvi a parlare di Max Payne per il me di 9 anni, nel 2003, questo gioco ha cambiato completamente la vita. Volevo fare una puntata molto strappalacrime con la storia fantastica di come io sia riuscito a entrare in possesso di una copia di giochi per il mio computer, parecchio impolverata, che il giornalai di fiducia sotto casa mia stava per rendere, invece me la sono comprata io a prezzo pieno tre mesi dopo. Però effettivamente mi sono reso conto che se inizio a copiare in maniera pedissima a me stesso, perdo di originalità. E quindi che cazzo lo faccio a fare questo podcast? Per cui spero che questa puntata un poco esaurita, ma soprattutto con un tono completamente differente dal resto delle puntate extra che avete ascoltato fino ad adesso, vi possa interessare. Ma parliamo di Max Payne. Come ho detto nella parte sclero, questo gioco è arrivato a me grazie a giochi per il mio computer, edizione agosto 2003, esattamente due anni dopo l’uscita ufficiale di Max Payne nei negozi. E appunto la rivista era molto molto vecchia perché era datata agosto 2003 mentre io l’ho presa ad ottobre. Ricordo le date in maniera così limpida perché mi sono andato a ricostruire tutta la situazione, visto che ho cercato giochi per il mio computer con Max Payne ed era l’edizione di agosto 2003, mentre io sono sicuro di averlo preso ad ottobre perché in quel periodo era da poco riniziata la piscina, ma soprattutto, e di solito iniziavo i primi di ottobre, ad ottobre dove abitavo prima, cadeva un pochino la neve. E per questo, visto che all’interno di Max Payne c’è un paesaggio completamente innevato, vedevo le similitudini e mi sentivo molto in sintonia con il personaggio di Max. Perché questo gioco mi ha cambiato la vita? Beh, perché oltre essere stato il primo gioco di cui ho memoria, a cui mi sono approcciato da solo, quindi l’ho giocato interamente da solo senza nessuno a io testerno, perché a mio modesto parere, questo capolavoro esiste e del capolavoro qua, nonostante il bassissimo budget, è riuscito ad unire un’ottima resa grafica per il periodo, ma soprattutto alcune meccaniche a livello di gameplay che poi verranno stracopiate e diventeranno classiche del genere. E si, sto parlando del Ballad Time, che sarebbe questa sorta di tempo rallentato, come dice il nome, che era stato già copiato nei film da Matrix in uscita nel 1999. Questo gioco lo porta in game e ci dà la possibilità di utilizzarlo al nostro piacimento, questa barra, questa crescidra, appunto si scaricherà progressivamente man mano che lo utilizzeremo, e si ricaricherà uccidendo i nemici presenti a schermo. Voi direte, e vabbè, ma al giorno d’oggi nel 2019 siamo abituati a queste meccaniche, per cui perché ci lo state descrivendo? Beh nel 2001, almeno quando io avevo 9 anni, meccaniche del genere non credo che erano tanto sdoganate, altrimenti Max Fane non sarebbe diventata la pietra miliare del genere videoludico sparatutto in terza persona, che è diventato al tempo questo gameplay parecchio innovativo, ma anche la storia raccontata in maniera superlativa, seppur a basso budget anche qua, sono riusciti a farmi nascere l’idea del videogiocare, per passione del videogiocare, per perdermi in questi mondi del videogiocare, per cercare di capire a fondo queste storie che al cinema non avevano trovato posto. Mi scuso per la puntata così corta, però visto che non volevo annoiarvi con informazioni inutili, vi lascio alla fine della puntata, cioè subito dopo che avrò finito di blaterare, la recensione che Multiplayer pese nel 2017 per celebrare l’anniversario dei 15 anni dell’uscita del primo Max Fane. Ve la lascio in coda e sicuramente avrete molte più informazioni lato tecnico da loro che da me. Fatemi sapere questo tipo di format se vi vuò garbare con l’inserimento di audio esterno e vi ringrazio ancora una volta per tutto il supporto, ma soprattutto l’affetto che mi state dimostrato con questo podcast. Questa settimana Max Fane ha compiuto 15 anni e per celebrare una delle serie action più calde e influenti dei videogiochi abbiamo deciso di fare un lungo viaggio indietro nel tempo. Per la precisione fino al 1996, l’anno in cui un team finlandese stava muovendo i primi passi verso il successo. Dopo aver esordito con un gioco di corse arcade dal titolo Death Rally, ai ragazzi di Remedy Entertainment non bastava imbarcarsi in una nuova impresa. L’idea del team era infatti quella di lavorare a ben tre giochi in contemporanea. Apoggi, il publisher che aveva finanziato Death Rally e che si era appena trasformato in Trader Eams, non poteva però accettare una proposta tanto ambiziosa da parte di un piccolo team. Così si decise di realizzare solo Dark Justice, che in seguito venne rinominato Max Hit. Si trattava di uno sparatutto con visuale isometrica sullo stile di Loaded, che nei piani della compagnia doveva replicare il successo di Duke Nukem. La scelta del titolo fu però uno dei primi scogli da superare, tanto che Trader Eams non si fece scrupoli a gettare al vento ben 20.000 dollari di brevetti quando Remedy propose di cambiare il cognome del protagonista. Fu il primo passo per la creazione di Max Payne. Cavalcando il successo di Tomb Raider, anche il sistema di gioco venne modificato. Max Payne divenne così uno sparatutto in terza persona, che ricalcava parte delle meccaniche tipiche di Tomb Raider, senza però andare a pescare in elementi distintivi come le mosse acrobatiche, la capacità di nuotare e la sua terribile telecamera in terza persona. Il personaggio che doveva muoversi all’interno del gioco fu invece sviluppato da Sam Lake, scrittore finlandese che portò nella storia molte rimandi al cinema action di Hong Kong, ai film noir e alle graphic novel. Gli stessi intermezzi e i narrativi vennero così realizzati a fumetti, per non intaccare troppo il già ristretto budget a disposizione e consentire modifiche rapide alla trama. Lake introduce anche molte riferimenti alla mitologia norvena. La tempesta di neve che accompagna gli eventi ambientati a New York, per esempio, è un chiaro richiamo al film bullwetel, l’epico inverno che nei miti nordici precede il Ragnarok e la fine del mondo. Curioso il fatto che sia stato lo stesso Sam Lake a dare le fattezze a Max Payne, sia nelle sequenze di gameplay che nel corso degli scatti alla base delle vignette narrative. Le poche risorse a disposizione costrinsero infatti gli sviluppatori a fare di necessità virtù e così molti personaggi sono finiti per essere modellati sulla base di amici e familiari dei dieci membri del team. Ma Max Payne non è diventato famoso solo per il carisma del suo protagonista. Uno degli elementi più caratteristici del sistema di gioco è l’introduzione del Ballet Time, ovvero una particolare tecnica di slow motion che è diventata popolare nel 1999 con l’arrivo al cinema di Matrix. Max Payne sarebbe uscito solo due anni dopo, ma a differenza di quanto si potrebbe pensare, lo slow motion era presente fin dalle prime versioni del gioco. Prima sotto forma di uccisioni al rallentatore, poi di quelli spari rallentati che hanno fatto la fortuna del brand e che in seguito hanno trovato spazio in molti altri giochi d’azione. Così quando Max Payne arrivò nei negozi nel luglio del 2001, il successo fu straordinario. La critica era entusiasta e il titolo ricevette numerosi premi, compreso il BAFTA come miglior gioco dell’anno. Take-Two Interactive sborsò oltre 10 milioni di dollari per accaparrarsi la proprietà intellettuale e commissionò subito un seguito a Remedy, che si concretizzò già nel 2003. Max Payne 2 The Fall of Max Payne riuscì a migliorare gran parte delle meccaniche del gioco e introdusse la possibilità di controllare un secondo personaggio, ovvero la fan fatale Mona Sax. Lake fu poi felice di cedere finalmente il ruolo di Max Payne a un professionista, l’attore Timothy Gibbs. Nello stesso anno uscì anche un porting del primo capitolo per Game Boy Advance, curato da Mobius Entertainment, e fu annunciato l’accordo con la Fox per un adattamento cinematografico. Il film uscì nel 2008 e nonostante le pessime recensioni, al botteghino incassò la bellezza di 85 milioni di dollari. La trilogia si è conclusa infine nel 2012 con l’uscita di Max Payne 3. Visto che Remedy era impegnata con Alan Wake, lo sviluppo dell’ultimo capitolo fu affidato a Rockstar Vancouver, che implementò quella modalità multiplayer a cui il team finlandese aveva sempre renunciato per motivi di budget. Per la terza volta consecutiva, Max prese poi le sue fattezze di un attore diverso, e questa volta il ruolo tocco a James McCaffrey, lo storico doppiatore del poliziotto newyorkese. Nonostante qualche polemica dei fan, anche Max Payne 3 è stato un successo e ha portato la serie a superare i 10 milioni di copie vendute. Purtroppo al momento Max Payne non sembra avere un futuro nel mondo dei videogiochi. A noi però non dispiacerebbe vedere un nuovo capitolo di una delle serie che ha cambiato il genere degli sparatutto in terza persona. E a voi piacerebbe un ritorno in grande stile di Max?